Nuovo colore per la rubrica “I colori del benessere”: il rosso.
Con l’arrivo dell’estate il rosso non può che essere il protagonista delle nostre tavole, il pomodoro irrompe violentemente nelle nostre preparazioni, ricco di colore e gusto, come mai durante l’anno. Il rosso ci permette di parlare però di un grande argomento, importante per la salute e che passa in modo particolare anche dalle nostre abitudini a tavola: la salute cardiovascolare. Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie che possono colpire il cuore e i vasi sanguigni, possono essere congenite o venire acquisite durante il corso della vita. Di fronte a questo importante problema la prevenzione è l’arma più importante, il nostro stile di vita gioca infatti un ruolo decisivo.
Tre raccomandazioni del Ministero della Salute per tutelare il nostro apparato cardiocircolatorio troviamo sicuramente l’astensione al fumo e il consiglio di fare una regolare attività fisica (almeno 30 minuti per 5-7 volte alla settimana). Molti sono però i consigli che invece riguardano ciò che mangiamo e la nostra alimentazione, tra questi molto importante, troviamo il consiglio di monitorare l’assunzione di sale.
Il sale, o cloruro di sodio, che usiamo a tavola, è spesso sottovalutato e sottostimato, in media in Italia, ogni italiano consuma circa 10 g di sale al giorno, ossia due cucchiaini da caffè, esattamente il doppio della quantità massima consigliata dall’OMS. Forse 10 g ci sembreranno una quantità enorme rispetto a quello che solitamente siamo abituati a utilizzare per salare la pasta o per condire l’insalata. Quello che spesso però sfugge è che il sale in realtà si nasconde in tantissimi alimenti che consumiamo nelle nostre giornate, ecco quindi una piccola guida per rendersi conto del sale che assumiamo e provare a ridurlo.
1. Ridurre l’utilizzo di sale discrezionale
Ovviamente la prima cosa da fare è sicuramente quella di utilizzare meno sale nelle nostre preparazioni, sostituendolo con erbe aromatiche, aceto o limone. Prestare attenzione alle salse già pronte che possono averne grandi quantità al loro interno, come nel ketchup, nella senape o nella salsa di soia.
2. Imparare a leggere le etichette alimentari
Iniziare a leggere le etichette degli alimenti che acquistiamo ci permetterà, non solo di essere più consapevoli di quello che compriamo, ma anche di valutare la presenza o meno di sale. Il sale, infatti, si nasconde in tantissimi alimenti confezionati, sia dolci che salati. Il sale viene usato come additivo e non è quasi mai indicato con il termine “sale da cucina”, può infatti trovarsi con delle altre diciture, tra le quali: glutammato di sodio (E621), presente ad esempio nei dadi da cucina, benzoato di sodio (E211), che troviamo soprattutto in sughi e margarine e infine il citrato di sodio (E331), spesso presente nei dolci o nei lieviti per dolci.
3. Non esagerare con gli alimenti stagionati
Gli alimenti stagionati come insaccati e formaggi sono spesso molto saporiti e nascondono al loro interno grandi quantità di sale. Nella nostra alimentazione questi alimenti dovrebbero coprire una minima percentuale dei secondi piatti, dando invece più spazio ad alimenti naturalmente meno salati come i legumi, le uova, il pesce e la carne.
4. Allenare il gusto
Così come succede per il gusto dolce, la percezione del salato è in grado di adattarsi alle nostre abitudini. Se siamo abituati ad usare una grande quantità di sale, saremo sempre alla ricerca di cibi decisi e ben marcati. Ridurre gradualmente il sale invece ci permetterà in primis di tornare a percepire e apprezzare gusti più delicati, ed inoltre, se lo riduciamo gradualmente, di non soffrirne neanche troppo la diminuzione.
Spero che questi consigli possano esservi utili, al prossimo colore e al prossimo argomento della rubrica “I colori del benessere” in collaborazione con il Bar Ciambellino di Valmadrera.